26 gennaio 2026
Marco 1,21-28 Luca 4,31-37
Cafarnao. Una città importante, piena di vita e di commerci, centro strategico sulla via Maris, che collegava l’Arabia al mar Mediterraneo. A Cafarnao c’era un mucchio di gente, a Cafarnao si poteva predicare a tante persone. E Gesù va a Cafarnao, incontrando subito un indemoniato che grida, minaccia e, nello stesso tempo, dimostra di conoscere molto bene Gesù: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio”. Non dimentichiamoci mai che Gesù è ben conosciuto dai demoni, che per questo lo temono e non possono far altro che ubbidirlo. E infatti Gesù comanda e lo spirito impuro lascia immediatamente quel povero uomo, senza fargli alcun male. Saremmo tentati di dire che il diavolo ubbidisce più di noi.
Quanta pazienza deve esercitare il Signore con noi? Quante volte deve ripeterci le stesse cose, farci gli stessi richiami? E spesso ottiene poco o nulla. Però ci ama lo stesso, continua ad aver fiducia in noi, si mette nelle nostre mani perché il suo messaggio arrivi ovunque, perché gli uomini e le donne di oggi possano incontrarlo quando incontrano noi. Gli abitanti di Cafarnao sono ammirati e meravigliati dall’autorità e dalla potenza di Gesù. E diffondono la sua fama. È la stessa cosa che dovremmo fare noi: meravigliarci ogni giorno della presenza amorevole del Signore nella nostra vita e parlarne con tutti coloro che incontriamo. Essere testimoni dell’amore: una missione che dovremmo riscoprire e vivere con intensità.
don Roberto
