La suocera di Pietro

2 febbraio 2026

Marco 1,29-31

Una scena di famiglia, uno sguardo nell’intimità di una casa, dove una persona importante (la mamma della moglie) è ammalata. Ha la febbre, con tutto quello che poteva comportare l’avere febbre duemila anni fa. È a letto.

E immaginiamo che cosa volesse dire, per una donna abituata ai doveri faticosi di una famiglia, rimanere a letto: considerarsi pigra, senza voglia di lavorare, un peso per gli altri. Tutti pensieri che vengono anche a noi quando siamo presi da un abnorme senso del dovere, generatore inflessibile di tremendi sensi di colpa, oppure quando siamo talmente pieni di noi stessi da ritenere una sciagura, da cui il mondo non potrà riprendersi, la nostra assenza per qualche giorno di malattia o di vacanza.

Gesù guarisce questa donna. Lo fa, però, con un gesto di tenerezza infinita: “La fece alzare, prendendola per mano”. In quel prendere per mano c’è tutta la delicatezza di Dio, che non ci lascia mai soli nei momenti di difficoltà. Il Signore si chiama su di noi e ci prende per mano. Anche quando la difficoltà viene dal nostro peccato. La misericordia di Dio ci insegue, non si stanca mai di cercarci, di stanarci dalle nostre chiusure, dai nostri egoismi, dalla nostra supponenza.

La suocera di Pietro si rialza e comincia a servire. Diventa così modello per noi discepoli: la nostra vita ha senso quando la mettiamo a disposizione, quando impieghiamo il nostro tempo, le nostre energie, le nostre qualità per servire Dio nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo quotidianamente.

don Roberto