Emorragia

6 aprile 2026

Luca 9,40-48

All’epoca di Gesù essere affetta da un’emorragia cronica era particolarmente invalidante, per una donna. Non era solo un problema fisico, che provocava una costante debolezza. Era anche un problema sociale perché rendeva quella donna perennemente impura e, quindi, impossibilitata ad avere relazioni normali con altre persone.

Uno stato di isolamento, dunque, di prostrazione fisica, psicologica e morale ( era automatico riportare una situazione del genere alla punizione di Dio pet qualche peccato commesso dalla donna stessa). È una donna impaurita e abbattuta, quella che si avvicina con circospezione alle spalle di Gesù. Ma è animata da una grande speranza, anzi, da una certezza di fede: anche solo toccare il mantello di Gesù potrebbe risolvere il suo problema. E così avviene. Gesù sente uscire da sé una forza, che guarisce la donna. E certifica, davanti alla folla , che questo miracolo è avvenuto grazie alla fede: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!”.

È bello pensare che la nostra fede può realizzare ciò che desideriamo. Il problema è: che cosa desideriamo? In fondo ogni essere umano cerca la felicità e spesso si ritrova,invece, a essere infelice. Non sarà forse che i nostri desideri non collimano con il nostro vero bene? Spesso abbiamo a disposizione tutto quello che occorre per vivere sereni, per essere grati al Signore. Ma non ce ne accorgiamo, continuiamo a inseguire qualcosa che ci manca. E, purtroppo, ci manca sempre qualcosa!

La nostra fede non dovrebbe essere altro che la fiducia assoluta che Dio ci ama e ci dona, ogni giorno, quello di cui abbiamo veramente bisogno.

don Roberto