Un dottore della Legge

27 aprile 2026

Luca 10,25-37

I dottori della Legge erano gli esperti della Legge di Mosè. La leggevano, la interpretavano, la adottavano alle esigenze dell’epoca, qualche volta un po’ troppo. Ricordano vagamente i nostri teologi moralisti. D’altronde non era facile, per una persona normale, alle prese con le esigenze molto pratiche della vita quotidiana, districarsi tra le centinaia di precetti derivanti dalla Legge mosaica e dalle sue interpretazioni. Ha senso, dunque, la domanda che questo dottore della Legge rivolge a Gesù: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. È una domanda che va al nocciolo della questione, al perché siamo al mondo: siamo al mondo per andare in Paradiso. Che cosa dobbiamo fare per andarci? Gesù è molto sintetico e preciso: l’amore ci permette di andare in Paradiso. L’amore verso Dio, verso il prossimo, verso se stessi. E poi, sollecitato ancora una volta dal dottore della Legge, Gesù racconta la parabola del buon Samaritano. Il prossimo non sono gli altri. Il prossimo siamo noi. Tocca noi farci vicini al bisognoso. Siamo noi coloro sui quali la società può contare per essere migliore. Le domande del dottore della Legge potrebbero essere dettate da semplice interesse intellettuale, un tecnico che chiede il parere a un altro tecnico. Oppure potrebbero nascondere un tentativo di metter alla prova Gesù per coglierlo in fallo. Ma a me piace vedere in quest’uomo una persona realmente interessata alla propria salvezza eterna, che vede in Gesù un Maestro autorevole. È la ricerca di una via fondata non sulle minuzie, ma sulle cose veramente fondamentali. Vale per anche per noi. L’unica cosa che conta è amare.

don Roberto