Complicità

10 febbraio 2025

“Colui che non fa echeggiare la verità quando conosce la verità, si rende complice dei bugiardi e dei falsari “. ( Charles Peguy)

Spesso un cattivo modo di intendere l’ amicizia e la solidarietà rischia di trasformarci in complici dell’iniquità. Tacere per proteggere qualcuno che ha fatto il male, far finta di non aver visto, coprire le malefatte: tutti atteggiamenti che spesso vengono giustificati con la scusa del bene che si vuole al reo.

Ma dovremmo chiederci quale sia il bene reale di chi commette il male: forse lasciare che continui a commetterlo? Il perdono elargito gratuitamente rende necessariamente buono il malfattore? L’esperienza ci dice di no. La sincerità dovrebbe poi valere anche quando si manifestano le opinioni. Se un’idea per me è sbagliata ho il diritto e il dovere di manifestarlo a chi la pensa diversamente. E se questo si verifica in ambito religioso diventa una testimonianza: non possiamo tacere il fatto che Cristo è l’unico Salvatore.

Diventare complici dall’ingiustizia è piuttosto facile. A volte basta fermarsi a considerazioni regolate dal proprio tornaconto o dal quieto vivere o da un vago senso di impotenza. Lasciare andare le cose in discesa,  non trovare mai il coraggio di opporsi, cercare di barcamenarsi tra molteplici interessi con l’unico intento di restare in qualche modo a galla: purtroppo si rischia di trasmettere ai giovani questi atteggiamenti come giusti se si è imparato il vivere del mondo. E invece abbiamo bisogno di atteggiamenti esattamente opposti se vogliamo che il mondo sia migliore.

don Roberto