Gli abitanti di Nazareth

19 gennaio 2026

Luca 4,16-30

Gesù si presenta ai suoi concittadini. Anche se forse sarebbe meglio definirli compaesani, viste le dimensioni di Nazareth, un piccolo villaggio, mai citato nelle Sacre Scritture. Viene in mente l’espressione di Natanaele/Bartolomeo quando gli viene detto che Gesù veniva da Nazareth: “da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”. Gesù ha iniziato la predicazione itinerante, la sua fama comincia a diffondersi, ma per gli abitanti di Nazareth rimane “il figlio di Giuseppe”. E le parole di Gesù, prese dai profeti Isaia e Sofonia, li lasciano alquanto scettici: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. In fondo, se venisse a trovarci un giovanotto che abbiamo visto nascere e crescere e ci dicesse di essere il Messia, noi come reagiremmo?

A volte capita anche a noi, che pure lo conosciamo bene e sappiamo che è il Figlio di Dio, di non accogliere Gesù o, quanto meno, di fare resistenza al suo messaggio. E resistenza non significa difficoltà a metterlo in pratica, bensì convinzione che non sia del tutto giusto. San Francesco invitava a prendere il Vangelo e a metterlo in pratica “senza commento”, perché iniziare a commentarlo voleva dire cominciare a trovare scappatoie, compromessi. Voleva dire annacquare il messaggio e ingabbiarne la forza. È quello che facevano i farisei con la Legge di Mosè, è quello che rischiano di fare ancora oggi le gerarchie ecclesiastiche, è quello che rischiamo di fare noi quando, del Vangelo, prendiamo solo quello che ci fa comodo. Gli abitanti di Nazareth si riempiono di sdegno quando Gesù smaschera il loro rifiuto e tentano di portare il rifiuto alle estreme conseguenze: vogliono buttarlo giù dal monte su cui è costruita la loro “città”. Non ce la fanno, perché Dio ha pensato un altro cammino per Gesù. È con questo cammino, intriso d’amore, che anche noi dobbiamo confrontarci.

don Roberto