30 marzo 2026
Luca 8,26-39
Un uomo che non è più uomo. Un uomo che vive e viene trattato come un animale. Incatenato, inferocito, violento, nudo, disperato. Ormai sta in luoghi selvaggi, in mezzo alle tombe. Siamo a Gerasa, un territorio pagano, fuori dai confini di Israele. Gesù approda anche lì e incontra subito questo uomo-bestia.
Il diavolo ha uno scopo solo, sempre uguale: rendere infelici. Il diavolo è un infelice che non vuole essere infelice da solo. I suoi trucchi, la merce che vende, le proposte che fa possono apparire allettanti, possono affascinare, all’inizio, e anche inebriare, offrendo una sensazione di libertà. Ma sono trappole mortali, serpenti che stringono sempre più le spire fino a soffocare la povera vittima, tra mille tormenti. Gesù offre l’unica, vera libertà. E infatti libera quest’uomo dalla legione di demoni che si era impossessata di lui. I demoni entrano in una mandria di porci, che, come impazziti, si precipitano dalla rupe nel lago, annegando. Gli abitanti della città si spaventano, anche perché trovano l’ex indemoniato sano di mente, vestito, mansueto. E chiedono a Gesù di andarsene via dalla loro terra.
Qualche volta anche noi rischiamo di spaventarci di fronte a Gesù, a causa dell’amore che ci invita a dare. La nostra felicità consiste proprio nell’amare, senza misura. E può capitarci di essere nemici della nostra stessa felicità. Vedere e gustare la bontà del Signore, apprezzare i Suoi regali quotidiani, dovrebbe portarci a una gratitudine che si trasforma in amore. Gesù restituisce all’indemoniato la dignità di uomo, lo fa tornare a comportarsi come un essere umano, lo fa sentire finalmente accolto e amato. E fa così anche con ognuno di noi.
don Roberto
